sabato 4 dicembre 2010
sabato 27 novembre 2010
Acqua, pubblico, privato eccetera
Pubblicato da
G3RT
alle
09:26
Alcune riflessione a margine dell'incontro sull'acqua organizzato dal circolo Pd di Malo venerdì 26 novembre 2010.
L'acqua non è solo un bene comune. L'acqua è indispensabile per vivere. L'accesso all'acqua è (dovrebbe essere) come l'accesso all'aria (e, aggiungo, al cibo) ossia un diritto naturale (ossia dovuto al semplice fatto di essere nati).
Non si devono sottoporre tutte le scelte, i progetti e le considerazioni a criteri di economicità e di costi/ricavi.
Questo lo lasciamo fare a chi a partire dagli anni ottanta, ha voluto farci pensare in questo modo.
Da Craxi in poi, ci hanno detto che il mercato e la concorrenza avrebbero regolato in modo virtuoso ed automatico le nostre vite e ci avrebbero portato alla ricchezza individuale e (implicitamente) alla felicità (pure individuale).
Oggi sappiamo che il mercato è un distillato di avidità che distrugge ogni forma di vita civile, mercifica ogni cosa e produce ingiustizia e infelicità per molti e ricchezza per pochissimi.
Il passaggio che tutti dobbiamo fare, è (anche) culturale.
Io penso che la questione acqua e beni comuni, pubblico e privato, sia così semplice da essere banale.
Privatizzare vuol dire sottoporre alle regole del mercato un bene o un servizio. Le regole del mercato impongono di minimizzare i costi e massimizzare i profitti. In regime di concorrenza, ci dicono, questo meccanismo si autoregola e raggiunge il punto di equilibrio fornendo un buon servizio a costi accettabili. La realtà è che la concorrenza si trasforma spesso in cartello (ricordate assicurazioni, banche, e distributori di carburanti?) e che certi servizi, indispensabili per il cittadino, perdono (anche moltissimo) di qualità o raggiungono prezzi (tariffe) non sostenibili dall'utente.
Noi, invece, abbiamo bisogno di un servizio pubblico che funzioni bene.
Perchè ciò accada, servono due cose: possibilità di controllo diretto e rapido da parte dei cittadini (fruitori e/o utenti) e incentivazione a fornire un buon servizio.
L'incentivazione è evidentemente legata alla remunerazione economica, ma anche e soprattutto alla valorizzazione individuale e alla motivazione etica di chi partecipa alla fornitura del bene/servizio.
Il controllo dei cittadini è legato invece alle dimensioni dell'ente che deve essere controllato. Se la realtà territoriale su cui insiste l'ente è sufficientemente piccola (ma non troppo piccola, ovviamente), ecco che il controllando è sufficientemente raggiungibile dal controllore
Il che sta a significare, niente mega carrozzoni tipo anni sessanta del secolo scorso e niente privatizzazioni di quel che ancora è pubblico, ma riorganizzazione e potenziamento del pubblico esistente (e magari qualche passo indietro rispetto alla tendenza in atto, in settori come la sanità).
E infine, per estirpare le radici dei politici politicanti da dentro il servizio pubblico, regole severissime per episodi di nepotismo, corruzione, falso ideologico, falso in bilancio, concussione, distrazione di fondi e tutte quelle infrazioni che mettono a rischio e degradano i beni di tutti noi e, last but not least, ricambio ciclico e certo degli amminsitratori.
la vela cadde, la sete ci asciugó
acqua, acqua, acqua in ogni dove
e nemmeno una goccia, nemmeno una goccia da bere
e gli uomini spegnevano, spegnevano il respiro
spegnevano la voce, nel nome dell’odio
che tutti ci appagò
L'acqua non è solo un bene comune. L'acqua è indispensabile per vivere. L'accesso all'acqua è (dovrebbe essere) come l'accesso all'aria (e, aggiungo, al cibo) ossia un diritto naturale (ossia dovuto al semplice fatto di essere nati).
Non si devono sottoporre tutte le scelte, i progetti e le considerazioni a criteri di economicità e di costi/ricavi.
Questo lo lasciamo fare a chi a partire dagli anni ottanta, ha voluto farci pensare in questo modo.
Da Craxi in poi, ci hanno detto che il mercato e la concorrenza avrebbero regolato in modo virtuoso ed automatico le nostre vite e ci avrebbero portato alla ricchezza individuale e (implicitamente) alla felicità (pure individuale).
Oggi sappiamo che il mercato è un distillato di avidità che distrugge ogni forma di vita civile, mercifica ogni cosa e produce ingiustizia e infelicità per molti e ricchezza per pochissimi.
Il passaggio che tutti dobbiamo fare, è (anche) culturale.
Io penso che la questione acqua e beni comuni, pubblico e privato, sia così semplice da essere banale.
Privatizzare vuol dire sottoporre alle regole del mercato un bene o un servizio. Le regole del mercato impongono di minimizzare i costi e massimizzare i profitti. In regime di concorrenza, ci dicono, questo meccanismo si autoregola e raggiunge il punto di equilibrio fornendo un buon servizio a costi accettabili. La realtà è che la concorrenza si trasforma spesso in cartello (ricordate assicurazioni, banche, e distributori di carburanti?) e che certi servizi, indispensabili per il cittadino, perdono (anche moltissimo) di qualità o raggiungono prezzi (tariffe) non sostenibili dall'utente.
Noi, invece, abbiamo bisogno di un servizio pubblico che funzioni bene.
Perchè ciò accada, servono due cose: possibilità di controllo diretto e rapido da parte dei cittadini (fruitori e/o utenti) e incentivazione a fornire un buon servizio.
L'incentivazione è evidentemente legata alla remunerazione economica, ma anche e soprattutto alla valorizzazione individuale e alla motivazione etica di chi partecipa alla fornitura del bene/servizio.
Il controllo dei cittadini è legato invece alle dimensioni dell'ente che deve essere controllato. Se la realtà territoriale su cui insiste l'ente è sufficientemente piccola (ma non troppo piccola, ovviamente), ecco che il controllando è sufficientemente raggiungibile dal controllore
Il che sta a significare, niente mega carrozzoni tipo anni sessanta del secolo scorso e niente privatizzazioni di quel che ancora è pubblico, ma riorganizzazione e potenziamento del pubblico esistente (e magari qualche passo indietro rispetto alla tendenza in atto, in settori come la sanità).
E infine, per estirpare le radici dei politici politicanti da dentro il servizio pubblico, regole severissime per episodi di nepotismo, corruzione, falso ideologico, falso in bilancio, concussione, distrazione di fondi e tutte quelle infrazioni che mettono a rischio e degradano i beni di tutti noi e, last but not least, ricambio ciclico e certo degli amminsitratori.
la vela cadde, la sete ci asciugó
acqua, acqua, acqua in ogni dove
e nemmeno una goccia, nemmeno una goccia da bere
e gli uomini spegnevano, spegnevano il respiro
spegnevano la voce, nel nome dell’odio
che tutti ci appagò
domenica 21 novembre 2010
Grandi Opere (Contributo 0003)
Pubblicato da
Azione
alle
16:44
Suggerito da Mauro e commentato da Azione
Un'articolo-intervista all'assessore regionale alla mobilità e infrastrutture del corriere del veneto QUI.
E' la conferma che nonostante l'alluvione abbia dimostrato che questo modello di sviluppo anzichè "progresso", produce "regresso", i nostri amministratori non intendono rifletterci sopra, nè fare un "mea culpa". Nossignori, loro non sbagliano mai. Siamo noi cittadini 'gnoranti che sbagliamo.
Questa intervista ne è la prova, come ne è la prova il fatto che si tenti di incolpare i comitati dei cittadini per la mancata realizzazione delle manutenzioni, o le nutrie (peraltro importate in veneto dai pellicciai "nostrani" col benestare dei loro colleghi politici) per il cedimento degli argini, invece di ammettere che le manutenzioni non danno visibilità elettorale (vuoi mettere il ponte?) e quindi si preferisce non farle e poi, eventualmente, mettere mano al portafogli (anche perchè i soldi, se arrivano, sono pubblici, non degli aministratori, che è come dire che son tutti f... col c... degli altri).
Quindi ecco un bell'elenco di grandi opere figlie di uno "sviluppo" pensato nel secolo scorso, secolo al quale questi assessori e amministratori anziani (nel modo di pensare) appartengono e nel quale cercano di trattenerci.
E' psicologicamente comprensibile che questi signori tentino di restare giovani trastullandosi nei loro giochini, senza evolversi e senza capire che i tempi cambiano e sopravvive chi sa leggere il cambiamento e adattarsi (adattamento oggi vuol dire ripensare l'economia, l'idea di sviluppo, le forme di lavoro, i famigerati stili di vita, le relazioni interculturali and so on), peccato che ci trascinano con loro nel baratro.
Ecco, se andassero ad ululare alla luna, sarebbe meglio per tutti.
P.S.
Ecco una affermazione ripresa da un documento dell'universotà di PD scaricabile da QUI :
L’urbanizzazione, aumentando sensibilmente l’estensione delle superfici impermeabili,comporta un’importante alterazione delle frazioni di pioggia infiltrata, da un lato aumentando il deflusso superficiale e quindi i contributi di piena, dall’altro riducendo la ricarica delle falde (estratto dagli allegati della legge regionale del veneto).
Un'articolo-intervista all'assessore regionale alla mobilità e infrastrutture del corriere del veneto QUI.
E' la conferma che nonostante l'alluvione abbia dimostrato che questo modello di sviluppo anzichè "progresso", produce "regresso", i nostri amministratori non intendono rifletterci sopra, nè fare un "mea culpa". Nossignori, loro non sbagliano mai. Siamo noi cittadini 'gnoranti che sbagliamo.
Questa intervista ne è la prova, come ne è la prova il fatto che si tenti di incolpare i comitati dei cittadini per la mancata realizzazione delle manutenzioni, o le nutrie (peraltro importate in veneto dai pellicciai "nostrani" col benestare dei loro colleghi politici) per il cedimento degli argini, invece di ammettere che le manutenzioni non danno visibilità elettorale (vuoi mettere il ponte?) e quindi si preferisce non farle e poi, eventualmente, mettere mano al portafogli (anche perchè i soldi, se arrivano, sono pubblici, non degli aministratori, che è come dire che son tutti f... col c... degli altri).
Quindi ecco un bell'elenco di grandi opere figlie di uno "sviluppo" pensato nel secolo scorso, secolo al quale questi assessori e amministratori anziani (nel modo di pensare) appartengono e nel quale cercano di trattenerci.
E' psicologicamente comprensibile che questi signori tentino di restare giovani trastullandosi nei loro giochini, senza evolversi e senza capire che i tempi cambiano e sopravvive chi sa leggere il cambiamento e adattarsi (adattamento oggi vuol dire ripensare l'economia, l'idea di sviluppo, le forme di lavoro, i famigerati stili di vita, le relazioni interculturali and so on), peccato che ci trascinano con loro nel baratro.
Ecco, se andassero ad ululare alla luna, sarebbe meglio per tutti.
P.S.
Ecco una affermazione ripresa da un documento dell'universotà di PD scaricabile da QUI :
L’urbanizzazione, aumentando sensibilmente l’estensione delle superfici impermeabili,comporta un’importante alterazione delle frazioni di pioggia infiltrata, da un lato aumentando il deflusso superficiale e quindi i contributi di piena, dall’altro riducendo la ricarica delle falde (estratto dagli allegati della legge regionale del veneto).
sabato 20 novembre 2010
Moriremo per ignoranza
Pubblicato da
G3RT
alle
08:58
In questo articolo del GdV si parla delle quantità di PALLINI DI PIOMBO sparato dai cacciatori nei prati, boschi e colture.
OGNI ANNO, nell'Alto Vicentino ne vengono sparse 56 TONNELLATE .
NELLE GRONDAIE di un edificio ne sono stati recuperati 4,5 KG.
A Carrè alcuni controlli hanno rilevato 25-28 GRAMMI di piombo PER METRO QUADRATO in una zona dove si coltivano ORTAGGI per vendita.
A tutto questo l'assessore provinciale all'ambiente risponde che non bisogna danneggiare i cacciatori.
E la nostra salute?
OGNI ANNO, nell'Alto Vicentino ne vengono sparse 56 TONNELLATE .
NELLE GRONDAIE di un edificio ne sono stati recuperati 4,5 KG.
A Carrè alcuni controlli hanno rilevato 25-28 GRAMMI di piombo PER METRO QUADRATO in una zona dove si coltivano ORTAGGI per vendita.
A tutto questo l'assessore provinciale all'ambiente risponde che non bisogna danneggiare i cacciatori.
E la nostra salute?
venerdì 19 novembre 2010
Contributo 0002: Della felicità
Pubblicato da
Azione
alle
21:51
Suggerito da Mauro:
Un breve commento di "Azione":
Ci si potrebbe chiedere che c'entra questo post con questo blog? la risposta è che tutto c'entra: la vita è una scelta continua, e scegliere è politica.
Questo post è maturato nella testa di uno di noi dopo una discussione su: lavoro, società, prospettive per il futuro nostro e delle prossime generazioni.
La ricerca della felicità – Krishnamurti
Questo è il problema del mondo: se l’individuo sia soltanto uno strumento della società, un giocattolo che le diverse influenze modellano, o se la società esista per l’individuo.
Come potete scoprire la soluzione?
Se l’individuo è semplicemente uno strumento della società, allora noi dobbiamo mettere da parte la nostra individualità e lavorare per la società; ma se la società esiste per l’individuo allora la funzione della società non è di conformarlo a qualche modello ma dargli il sentimento, la brama di libertà.
Perciò dobbiamo scoprire quale delle due opzione è falsa.
[Questa ricerca] Non dipende da nessuna ideologia, né di destra né di sinistra; e se dipende da un’ideologia allora è soltanto una questione di opinione.
Le idee generano sempre inimicizia, confusione, conflitto.
Se possiamo scoprire qual è la verità del problema dobbiamo essere capaci di agire indipendentemente dall’opinione.
Per scoprire la verità è necessaria la libertà da ogni propaganda, il che significa essere capaci di guardare il problema indipendentemente dall’opinione.
Penso che la maggior parte di noi comprenda l’urgenza di una rivoluzione interiore, la quale soltanto può provocare una radicale trasformazione dell’esterno, della società.
Questo è il problema di cui io stesso e tutte le persone seriamente intenzionate ci siamo occupati: come provocare una fondamentale, radicale, trasformazione nella società; e questa trasformazione esterna non può avvenire senza una rivoluzione interiore.
Quello che voi siete, il mondo è.
Perciò il vostro problema è il problema del mondo.
Vogliamo produrre l’alterazione attraverso un sistema o con la rivoluzione delle idee o dei valori basati su un sistema, dimenticando che siamo voi e io che creiamo la società, che produciamo confusione oppure ordine a seconda del modo in cui viviamo.
Un breve commento di "Azione":
Ci si potrebbe chiedere che c'entra questo post con questo blog? la risposta è che tutto c'entra: la vita è una scelta continua, e scegliere è politica.
Questo post è maturato nella testa di uno di noi dopo una discussione su: lavoro, società, prospettive per il futuro nostro e delle prossime generazioni.
La ricerca della felicità – Krishnamurti
Questo è il problema del mondo: se l’individuo sia soltanto uno strumento della società, un giocattolo che le diverse influenze modellano, o se la società esista per l’individuo.
Come potete scoprire la soluzione?
Se l’individuo è semplicemente uno strumento della società, allora noi dobbiamo mettere da parte la nostra individualità e lavorare per la società; ma se la società esiste per l’individuo allora la funzione della società non è di conformarlo a qualche modello ma dargli il sentimento, la brama di libertà.
Perciò dobbiamo scoprire quale delle due opzione è falsa.
[Questa ricerca] Non dipende da nessuna ideologia, né di destra né di sinistra; e se dipende da un’ideologia allora è soltanto una questione di opinione.
Le idee generano sempre inimicizia, confusione, conflitto.
Se possiamo scoprire qual è la verità del problema dobbiamo essere capaci di agire indipendentemente dall’opinione.
Per scoprire la verità è necessaria la libertà da ogni propaganda, il che significa essere capaci di guardare il problema indipendentemente dall’opinione.
Penso che la maggior parte di noi comprenda l’urgenza di una rivoluzione interiore, la quale soltanto può provocare una radicale trasformazione dell’esterno, della società.
Questo è il problema di cui io stesso e tutte le persone seriamente intenzionate ci siamo occupati: come provocare una fondamentale, radicale, trasformazione nella società; e questa trasformazione esterna non può avvenire senza una rivoluzione interiore.
Quello che voi siete, il mondo è.
Perciò il vostro problema è il problema del mondo.
Vogliamo produrre l’alterazione attraverso un sistema o con la rivoluzione delle idee o dei valori basati su un sistema, dimenticando che siamo voi e io che creiamo la società, che produciamo confusione oppure ordine a seconda del modo in cui viviamo.
I cosacchi a cavallo invadono S.Pietro
Pubblicato da
G3RT
alle
14:45
Difensori delle radici giudaico-cristiane
giovedì 18 novembre 2010
nei loro occhi c'è un cannone...
Pubblicato da
daniela
alle
15:43
Muraro: gli sciacalli del maltempo
sono da fucilare sul posto
Articolo del corriere del veneto QUI
Giusto ha ragione Muraro!
E' ignobile rubare a delle persone che hanno perso la casa e che per cause esterne si trovano in una situazione drammatica e disagiata.
Non dimentichiamo che rubare ai poveri e a chi quel poco che ha lo possiede grazie al duro lavoro e all'onestà, non fa altro che aumentare il malessere sociale, l'indebitamento pubblico,la ripresa produttiva e sfavorisce l'uguaglianza sociale.
L'unico problema è che poi ci toccherà restare senza classe politica, senza una percentuale (alta,bassa, boh) di imprenditori e tutti quelli che a vario titolo evadono le tasse, speculando sui disastri ambientali e sull'edilizia, se ne fregano degli onesti, fanno lavorare gli operai in nero o con contratti da fame, etc etc.
Però dobbiamo fare il sacrificio quindi anch'io dico fuciliamo gli sciacalli che speculano sulla res publica!
Solo così potremmo cambiare il volto del paese.
Muraro sarà d'accordo con questa controproposta o lui parlava solo dei poveracci più poveracci degli altri, ignorando i ricconi?mah
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