Nella progettazione della SuperAutostrada Pedemontana Veneta (SPV) il progetto chiamato DEFINITIVO non è l'ultimo, bensì il penultimo. L'ultimo progetto (quello definitivo) si chiama ESECUTIVO.
Il progetto ESECUTIVO non è ancora stato presentato. Ciononostante, ai cittadini è stato chiesto di presentare le proprie osservazioni sul penultimo progetto (il DEFINITIVO) ossia su quello che poi non sarà ESECUTIVO.
Morale: quando si saprà veramente cosa vogliono fare, dovremo stare con la bocca chiusa: allineati e coperti, paroni (loro) a casa nostra.
Riporto alcuni stralci riguardanti il territorio di Malo del decreto n. 10 del commissario Vernizzi.
Ognuno può farsi la propria idea. La mia personale (basata anche sullo studio della relazione idrogeologica prodotta da SIS (ossia da chi costruisce l'opera)) è che non sono state sufficientemente considerate alcune situazioni di rischio ed in particolare:
Sistema idrogeologico (con fenomeni di casismo intercettati dalla galleria) della collina di Malo e di Vallugana
Emissione dei fumi all'imbocco della galleria
Possibilità di collasso ("le dislocazioni avvenute lungo faglie possano
avvicinare il contatto tra le unità UI5 e UI4 alla quota della galleria" recita la relazione idrogeologica) tra calcareniti e marne, ossia tra lo strato di roccia soprastante, dove sono presenti grotte, cavità e vie d'acqua (fenomeno carsico) e quello sottostante costituito dallo strato (quasi) impermeabile delle marne.
Cantiere e strada di accesso mezzi in Vallugana
Quest'ultimo viene rimandato ad una successiva progettazione, anche se risulta bene chiaro che il commissatrio ha tutta l'intenzione di realizzare la strada tra la SS46 e Covolo.
Decreto n. 10 del 20 settembre 2010
• in corrispondenza della galleria naturale di Malo è prevista l’intercettazione di acque sorgentizie di buona qualità; per dette venute d’acqua, va previsto un sistema di convogliamento e collettamento separato da quello delle acque di piattaforma, con possibilità di reintegro nella falda a minor quota;
• nella progettazione esecutiva andranno ulteriormente approfondite le analisi e le verifiche per l’abbattimento
delle emissioni in atmosfera dalle gallerie naturali di Malo e Sant’Urbano;
• nella progettazione esecutiva va verificata l’effettiva necessità di aree in occupazione per cantiere in località Covolo in Comune di Malo;
le opere relative all’adeguamento della viabilità esistente e alla realizzazione della nuova viabilità ordinaria (a partire dalla Pk 0+330, ovvero dalla sezione di raccordo alla viabilità esistente) previste per il collegamento dall’uscita della galleria di servizio della galleria naturale “Malo” in Vallugana in località Covolo con la SP 46 nei Comuni di Malo e Isola Vicentina, in ragione della necessità evidenziata dalle due Amministrazioni Comunali di individuare una soluzione progettuale più rispondente alle esigenze territoriali; tale soluzione va individuata con separata procedura approvativi e dovrà comunque assolvere alla funzione di adeguato collegamento con la galleria “Malo” per motivi di sicurezza;
domenica 16 gennaio 2011
sabato 15 gennaio 2011
Ho perso (anche ) io
Pubblicato da
G3RT
alle
09:11
Dicevo qualche tempo fa che non ci sono dogmi e che tutto è contrattabile tranne diritti, libertà e dignità.
Contrattabile significa che può essere liberamente discusso, condiviso, formalizzato e sottoscritto da tutti.
A Mirafiori non c'è stata alcuna discussione o condivisione. La scelta era una sola: o si o si, o fai come dico io o muori di fame.
Ciononostante il 46% dei lavoratori ha votato no.
Oggi si sprecheranno i commenti sui giornali e al bar e Mirafiori sarà uno degli argomenti di discussione e litigio come Cassano al Milan e le novità pruriginose sul bunga bunga e su chi procurava le puttane (non escort) minorenni a chi.
Fra qualche anno , quando FIAT sarà stata delocalizzata o chiusa e molte altre aziende avranno abbandonato Confindustria e, di conseguenza, il Contratto Collettivo Nazionale, saremo tutti più deboli, "terzomondizzati", e soggetti alla sola contrattazione individuale.
In quel momento ci accorgeremo che quel che è successo ieri a Torino, è stato solo un altro passo verso la precarizzazione di tutta la nostra vita.
Che miopia! Come si può non capire che non c'è pace sociale senza redistribuzione delle ricchezze, dignità e libertà per tutti?
Guardiamo a quel che è sucesso in Tunisia. La rivolta di un'intera popolazione è stata innescata da fame di cibo e di giustizia sociale.
Quanti danni avranno subìto le aziende europee e italiane che, approfittando delle apparenti tranquillità sociale e stabilità politica, imposta dal regime tunisino, hanno ivi delocalizzato?
La Tunisia, dimostra che diritti, democrazia, giustizia e benessere diffuso, convengono a tutti, anche alle imprese.
Spero che chi auspicava la vittoria del SI dall'alto della sua posizione di privilegio (giornalisti, economisti, politici, commentatori del nulla, scodinzolanti direttori di testate) si trovi fra qualche tempo a contrattare un nuovo lavoro secondo le nuove regole, magari con un bel contratto a progetto per fare il cameriere.
P.S.
Finalmente ieri sera, assistendo ad un incontro-dibattito sul lavoro organizzato dal PD a Monte di Malo, ho ascoltato parole "di sinistra".Se qualcuno dei lettori di questo blog era presente, potrebbe fare un riepilogo o un post sull'argomento.
Contrattabile significa che può essere liberamente discusso, condiviso, formalizzato e sottoscritto da tutti.
A Mirafiori non c'è stata alcuna discussione o condivisione. La scelta era una sola: o si o si, o fai come dico io o muori di fame.
Ciononostante il 46% dei lavoratori ha votato no.
Oggi si sprecheranno i commenti sui giornali e al bar e Mirafiori sarà uno degli argomenti di discussione e litigio come Cassano al Milan e le novità pruriginose sul bunga bunga e su chi procurava le puttane (non escort) minorenni a chi.
Fra qualche anno , quando FIAT sarà stata delocalizzata o chiusa e molte altre aziende avranno abbandonato Confindustria e, di conseguenza, il Contratto Collettivo Nazionale, saremo tutti più deboli, "terzomondizzati", e soggetti alla sola contrattazione individuale.
In quel momento ci accorgeremo che quel che è successo ieri a Torino, è stato solo un altro passo verso la precarizzazione di tutta la nostra vita.
Che miopia! Come si può non capire che non c'è pace sociale senza redistribuzione delle ricchezze, dignità e libertà per tutti?
Guardiamo a quel che è sucesso in Tunisia. La rivolta di un'intera popolazione è stata innescata da fame di cibo e di giustizia sociale.
Quanti danni avranno subìto le aziende europee e italiane che, approfittando delle apparenti tranquillità sociale e stabilità politica, imposta dal regime tunisino, hanno ivi delocalizzato?
La Tunisia, dimostra che diritti, democrazia, giustizia e benessere diffuso, convengono a tutti, anche alle imprese.
Spero che chi auspicava la vittoria del SI dall'alto della sua posizione di privilegio (giornalisti, economisti, politici, commentatori del nulla, scodinzolanti direttori di testate) si trovi fra qualche tempo a contrattare un nuovo lavoro secondo le nuove regole, magari con un bel contratto a progetto per fare il cameriere.
P.S.
Finalmente ieri sera, assistendo ad un incontro-dibattito sul lavoro organizzato dal PD a Monte di Malo, ho ascoltato parole "di sinistra".Se qualcuno dei lettori di questo blog era presente, potrebbe fare un riepilogo o un post sull'argomento.
giovedì 13 gennaio 2011
ho vinto io
Pubblicato da
G3RT
alle
23:56
Non ho capito se B ha di che preoccuparsi o no.
I suoi avvocati ed i colleghi di partito e di govermo dichiarano che l'impianto della legge sul legittimo impedimento è stato considerato valido dalla Corte Costituzionale.
Poltici dell'opposizione si dichiara soddisfatti in quanto sostanzialmente la legge è stata considerata non cosituzionale.
A parte Bondi che poverino ha i suoi guai, per il resto sembra il giorno dopo le elezioni, quando tutti hanno vinto e nessuno ha perso.
I suoi avvocati ed i colleghi di partito e di govermo dichiarano che l'impianto della legge sul legittimo impedimento è stato considerato valido dalla Corte Costituzionale.
Poltici dell'opposizione si dichiara soddisfatti in quanto sostanzialmente la legge è stata considerata non cosituzionale.
A parte Bondi che poverino ha i suoi guai, per il resto sembra il giorno dopo le elezioni, quando tutti hanno vinto e nessuno ha perso.
mercoledì 12 gennaio 2011
Operai e studenti
Pubblicato da
Bern-hart
alle
12:31
IL LAVORO È DIGNITÀ, NON È CARITÀ
Il 13 e 14 gennaio i lavoratori dello stabilimento Fiat di Mirafiori(Torino) sono chiamati a rispondere a questa semplice domanda: “Sei favorevole all'accordo firmato per lo stabilimento di Mirafiori?”. Si tratta dell’accordo firmato solo da una parte di sindacati e da Marchionne, infatti la Fiom-Cgil e i sindacati di base si sono rifiutati di siglare l’intesa su Mirafiori che ricalca il ricatto posto agli operai dello stabilimento Fiat di Pomigliano (Napoli) l’estate scorsa. Marchionne, il padrone della Fiat, ha già vinto il suo ricatto a Pomigliano: nel referendum posto ai lavoratori il concetto era “o accetti le condizioni di lavoro che imponiamo noi e investiamo sullo stabilimento, oppure te lo chiudiamo!” Ora assistiamo alla replica di tutto questo a Mirafiori, le condizioni di lavoro che impone Fiat – con una drastica riduzione dei diritti che gli operai hanno conquistato con anni di lotte – sono paragonabili a quelle dei tempi del fascismo
Se sul piano dell’organizzazione dei ritmi di lavoro questo accordo costringerà i lavoratori della Fiat a orari e turni massacranti, sul piano delle relazioni sindacali sancisce la fine di qualsiasi democrazia sindacale, l’abolizione di fatto delle elezioni dei delegati, anche nella forma delle RSU, e della possibilità quindi per i lavoratori di dire la loro sugli accordi e su qualsiasi altra decisione che li riguardi
Viene introdotto il criterio secondo il quale chi non firma gli accordi non può usufruire dei diritti sindacali indipendentemente dalla sua rappresentatività e consenso tra i lavoratori
Viene introdotta un’irrisoria compensazione di 32 euro mensili per l’abolizione della pausa di 10 minuti. Una pausa che può sembrare nulla,ma dobbiamo tener presente dei ritmi stressanti a cui si è sottoposti lavorando in una catena di montaggio
L’accordo prevede inoltre 120 ore di straordinario all’anno obbligatorie, cancella le pause previste sulle linee di montaggio, porta a fine turno la pausa mensa, per utilizzare così la mezz’ora di mensa anche con straordinari per recuperi produttivi ogni qualvolta l’azienda ne avrà bisogno.
L’accordo sancisce la fine della vigenza del contratto nazionale dentro gli stabilimenti della Fiat e crea le condizioni per l’abolizione dei contratti nazionali sostituiti da quelli aziendali anche in altre imprese.
Nel contesto della crisi che sta vivendo il sistema capitalista, si inserisce l’attacco e la precarizzazione sia del mondo del lavoro sia dell’istruzione pubblica.
Per questo oggi noi studenti ci sentiamo vicini a tutti gli operai Fiat ed esprimiamo la nostra solidarietà anche a tutti quei lavoratori che hanno perso il loro posto e sono oggi in cassa integrazione ma presto saranno senza reddito, cassintegrati e quindi disoccupati che possono essere i nostri genitori, sarà quindi sempre più difficile mantenere i nostri studi sia alle scuole superiori che all’università con l’aumento delle tasse. L’unico modo per uscire dalla crisi e scendere in piazza tutti insieme, studenti e lavoratori uniti nella lotta.
NO AL RICATTO MARCHIONNE
COLLETTIVO STUDENTI SCUOLA PUBBLICA
lunedì 10 gennaio 2011
la strada ? II
Pubblicato da
G3RT
alle
23:45
La legge italiana, violenta versione nazionale di orientamenti formalmente liberisti, in realtà privatistici – ma assai meno vincolanti - dell’Unione Europea, impone loro (alle amministrazioni locali - ndG3RT) di dismettere le imprese controllate o partecipate, per affidarle a gestioni private e a processi di aggregazione (vedi i casi di Hera, A2A, Enìa, Iride, Acea, ecc.) che le allontanano sempre più dal territorio, dalle sue esigenze e, soprattutto, dalle possibilità di un controllo diretto da parte degli utenti; per trasformarsi in holding coinvolte nel gioco finanziario planetario che ha scatenato e continua a riprodurre la crisi che stiamo attraversando.
Per invertire rotta bisogna uscire da una cultura della competitività (tutti contro tutti, per niente altro che la “sopravvivenza”) che non fa che abbassare sempre più gli standard di chi vive del proprio lavoro, senza offrire alcuna prospettiva a una autentica riconversione ambientale.
All’inizio del secolo scorso, per fornire alla parte meno privilegiata dei propri amministrati elettricità, acqua, gas, fognature, trasporto, e poi anche gestione dei rifiuti, sanità, assistenza, cultura, le amministrazioni a guida socialista o democratica del nostro paese avevano fondato le imprese “municipalizzate”; che potevano controllare direttamente, grazie alla copertura di una legge nazionale voluta da Giolitti.
Quel sistema di imprese pubbliche che ora la legge impone di smantellare è stato fatto in gran parte degenerare dal clientelismo e dalla trasformazione in società per azioni; senza però che la sua privatizzazione abbia portato alcun miglioramento agli utenti; mentre ha contribuito comunque non poco ad alimentare una nuova ondata di “finanziarizzazione” dell’economia e di “esternalizzazioni” dei servizi, affidati a catene di subappalti fondati sullo sfruttamento intensivo del lavoro.
Le forme dell’intervento delle amministrazioni locali nell’economia devono sicuramente cambiare; la trasparenza di tutte le operazioni effettuate e il coinvolgimento della cittadinanza attiva nella gestione o nel controllo ne devono diventare vincoli ineludibili, perché sono l’unico presidio nei confronti delle degenerazioni clientelari, che aprono poi le porte alle infiltrazioni e al controllo della malavita organizzata; ma non ci sarà conversione ecologica senza un recupero radicale da parte delle amministrazioni locali del potere di intervenire nella gestione dei processi di produzione e di consumo che interessano il loro territorio.
fonte:
http://www.guidoviale.blogspot.com/
Aggiungerei che oltre al potere ci vuole anche l'idea e la volontà di intervenire come descritto nell'articolo citato. A Malo, idee e volontà di governare i processi di cambiamento economico in termini di conversione ecologica sono come il coraggio di don Abbondio: se uno non ce l'ha non se lo può dare (ndG3RT)
Per invertire rotta bisogna uscire da una cultura della competitività (tutti contro tutti, per niente altro che la “sopravvivenza”) che non fa che abbassare sempre più gli standard di chi vive del proprio lavoro, senza offrire alcuna prospettiva a una autentica riconversione ambientale.
All’inizio del secolo scorso, per fornire alla parte meno privilegiata dei propri amministrati elettricità, acqua, gas, fognature, trasporto, e poi anche gestione dei rifiuti, sanità, assistenza, cultura, le amministrazioni a guida socialista o democratica del nostro paese avevano fondato le imprese “municipalizzate”; che potevano controllare direttamente, grazie alla copertura di una legge nazionale voluta da Giolitti.
Quel sistema di imprese pubbliche che ora la legge impone di smantellare è stato fatto in gran parte degenerare dal clientelismo e dalla trasformazione in società per azioni; senza però che la sua privatizzazione abbia portato alcun miglioramento agli utenti; mentre ha contribuito comunque non poco ad alimentare una nuova ondata di “finanziarizzazione” dell’economia e di “esternalizzazioni” dei servizi, affidati a catene di subappalti fondati sullo sfruttamento intensivo del lavoro.
Le forme dell’intervento delle amministrazioni locali nell’economia devono sicuramente cambiare; la trasparenza di tutte le operazioni effettuate e il coinvolgimento della cittadinanza attiva nella gestione o nel controllo ne devono diventare vincoli ineludibili, perché sono l’unico presidio nei confronti delle degenerazioni clientelari, che aprono poi le porte alle infiltrazioni e al controllo della malavita organizzata; ma non ci sarà conversione ecologica senza un recupero radicale da parte delle amministrazioni locali del potere di intervenire nella gestione dei processi di produzione e di consumo che interessano il loro territorio.
fonte:
http://www.guidoviale.blogspot.com/
Aggiungerei che oltre al potere ci vuole anche l'idea e la volontà di intervenire come descritto nell'articolo citato. A Malo, idee e volontà di governare i processi di cambiamento economico in termini di conversione ecologica sono come il coraggio di don Abbondio: se uno non ce l'ha non se lo può dare (ndG3RT)
domenica 9 gennaio 2011
La strada ?
Pubblicato da
G3RT
alle
22:10
La conversione ecologica comporta l’adozione di stili di vita e modelli di consumo fondati sulla sobrietà, che non significa miseria, né povertà, né sacrificio, bensì uso e distribuzione più equa delle risorse tanto in campo sociale (tra le diverse classi) quanto a livello geografico globale (tra le diverse aree geografiche). Ma significa anche riportare, tanto in ambito locale e nazionale, quanto in ambito continentale e planetario, il sistema produttivo entro un quadro di sostenibilità imposto dai limiti fisici e biologici del pianeta in cui viviamo, salvaguardando, potenziando e qualificando l’occupazione e valorizzando la dotazione di tecnologia, di impianti e di conoscenze dell’apparato industriale e produttivo esistente.
fonte: http://www.guidoviale.blogspot.com/
fonte: http://www.guidoviale.blogspot.com/
sabato 1 gennaio 2011
Sono stati loro! anzi no...oooops
Pubblicato da
G3RT
alle
17:56
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