domenica 17 aprile 2011

Dignità

lo spettacolo doveva essere condotto da federica panicucci ed alfonso signorini

Cancellato lo show con i docenti precari

Non andrà più in onda su Canale 5 il reality che doveva vedere professori a termine insegnare ad allievi vip

  • Non andrà più in onda su Canale 5 il reality che doveva vedere professori a termine insegnare ad allievi vip

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MILANO - Niente più show per giovani docenti bisognosi di denaro. E' stato cancellato «Non è mai troppo tardi», lo show di Canale Cinque che era inizialmente previsto per maggio.

CANCELLATO - Lo spettacolo, i cui i conduttori erano già stati individuati in Federica Panicucci e Alfonso Signorini, si riproponeva di far tornare alcuni vip sui banchi di scuola, con i giovani docenti precari che avrebbero dovuto colmare le loro storiche lacune preparandoli a partecipare ad un quiz finale. L'indiscrezione arriva dal blog di Davide Maggio, e sembra essere stata confermata anche dalla direzione del settimanale «Sorrisi e Canzoni». I motivi della soppressione non sono ancora chiari, ma senza dubbio dovrebbe avere influito la polemica scatenata dalla presenza nel programma di professori precari, a cui era stato promesso un premio di dieci anni di stipendio.


giovedì 14 aprile 2011

Minculpop


Se la cultura a scuola
diventa una minaccia

La proposta di una commissione per decidere sui testi segue l'accusa di plagio dei giovani. L'ultimo caso è quello sui libri di testo: "troppo partigiani". Ma gli attacchi all'insegnamento tolgono autonomia e centralità al sistema educativo

di STEFANO BARTEZZAGHI
VITTIMA designata della campagna di primavera contro la scuola italiana non è tanto la Verità, Nè la Storia. Né l'una nell'altra, per fortuna, sono nella disponibilità del Parlamento. Non è neppure la scuola pubblica, che avrebbe ancora la possibilità di cavarsela (se solo ci si adoperasse
per risolvere i problemi che ha). La vittima principale è una professione, che corrisponde alla necessità sociale che soddisfa: l'insegnamento.

Cosa dovrebbe fare oggi un insegnante, per esempio di Storia? Trasmettere cronologia e meri titoli di eventi storici? Rispettare bilanciamenti stabiliti dal Parlamento, come in Urss o sotto il Fascio? In un talk-show della sfortunata trasmissione risorgimentale di Pippo Baudo e Bruno Vespa si sono visti professori essere presentati ed esibirsi in ruoli da garibaldino, mazziniano, cavouriano, in una parodia si pensa involontaria della par condicio elettorale. Ma quella era appunto tv, e non della migliore.

Non stiamo parlando di un carrozzone parastatale, di un ente inutile. Stiamo parlando della scuola, la principale agenzia culturale della Nazione. Il suo compito è fondamentale: fornire a ogni cittadino l'attrezzatura per intendere, comprendere ed elaborare personalmente tutto quanto gli verrà detto, o già gli è stato detto altrove (in famiglia, o anche nei libri di testo). La scuola non insegna giudizi: insegna a giudicare.

Senza l'autonomia da qualsiasi ordine superiore, l'insegnamento diventa quello che la destra mostra di credere sia già: una forma laica (troppo laica) di catechismo. La cultura, però, non è una dottrina: la minaccia che porta è casomai nella sua efficacia di antidoto antidottrinario. Tutti gli intellettuali, comunque votino, lo sanno: infatti gli intellettuali di destra si tengono lontani da questa questione, in cui sono sempre e soltanto i politici ad accanirsi.

Da quando, era il 2000, il presidente della Regione Lazio Francesco Storace inaugurò la polemica sui libri scolastici "troppo marxisti", l'idea (molto sovietica essa stessa) di una "Commissione" che valuti l'idoneità dei testi è ritornata, per esempio in dichiarazioni di Maurizio Gasparri. Quel che rende più serio e preoccupante il suo attuale rilancio è che avviene a poco più di un mese dalla polemica contro "la scuola di Stato, dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare princìpi che sono il contrario di quelli dei genitori" (Berlusconi, 28/2/2011; corsivo nostro). Data la pregnanza strategica e comunicativa di certi palleggi, non pare trascurabile la circostanza per cui il tema è stato ora sollevato da due collaudate componenti dell'inner circle berlusconiano. Prima da Gabriella Carlucci, che è membro della Commissione Cultura e Istruzione della Camera ("Testi politicamente orientati, finalizzati a plagiare le nuove generazioni"), poi da Mariastella Gelmini, la ministra competente, che lo ha ripreso il giorno stesso ("Il problema esiste"). Lo schema deputato-ministro ha già preannunciato diverse altre campagne, specialmente nel campo della Giustizia.

Si configura, insomma, un salto di qualità. Il problema non è il prevalere di un argomento storico sull'altro, con dosaggi (per esempio tra foibe e Lager) ritoccati a ogni cambiamento di maggioranza, almeno sino a quando, in questo Paese, le maggioranze cambieranno. Il problema è l'idea stessa del dosaggio: di poterne imporre uno, o anche solo di discuterlo.

Provenendo poi non da estremità propagandistiche e pirotecniche ma dall'interno delle tecnostrutture politiche impegnate nella legislazione e nell'amministrazione si può immaginare quanto maggiore effetto facciano simili affermazioni sugli interessati. Nuove prospettive si aprono a quegli studenti e a quei genitori che usano accogliere le meritate insufficienze con lo spirito di miglioramento recentemente dimostrato in altro campo da Zlatan Ibrahimovic. Non l'ha detto anche il Governo e il Parlamento, che non è giusto studiare su testi che elogiano la Resistenza o la presidenza di Oscar Luigi Scalfaro? Non è stato lo stesso Presidente del Consiglio a suggerire alla famiglia di correggere la scuola, ai genitori di controllare che i "princìpi" inculcati dai professori non siano diversi dai propri?

Per rottamare la scuola come agenzia culturale basta mortificarne l'autonomia, magari dichiarando l'intento di restaurarla. Se guardiamo all'insegnamento come a una tecnica per imprimere un calco solido in una materia duttile, e così formarla (questo il significato originario del termine "inculcare"), distruggiamo il significato vero, e prezioso, della relazione di insegnamento. Sarebbe come pensare di ridurre l'eros allo stupro, la comunicazione alla propaganda, il governo al comando.

(14 aprile 2011)


mercoledì 13 aprile 2011

Arzignano, Lega e dintorni....

video da vedere assolutamente, anche perchè dal minuto 3:30 al minuto 3:52, c'è qualcuno che conosciamo e del quale condividiamo i convincimenti!

martedì 12 aprile 2011

EMERGENCY

È in edicola E
Il nuovo mensile di EMERGENCY


La copertina del primo numero di "E"

Anteprima e abbonamenti

È in edicola E, il nuovo mensile di Emergency. Diretto da Gianni Mura e Maso Notarianni, parla del mondo e dell'Italia che vogliamo. Una rivista bella, utile e intelligente, che racconta storie vere e approfondisce l'attualità ispirandosi ai valori di Emergency: uguaglianza, solidarietà, giustizia sociale, libertà. Le cose in cui preferiamo credere.


lunedì 11 aprile 2011

Lettere choc alla Padania


“Ma vadano a fare in culo immigrati, profughi, clandestini e tutto il governo!” Il canale di Sicilia ha appena inghiottito altri 250 cristi, morti senza facce né nomi, e a sfogliare le pagine delle lettere della Padania non si crede ai propri occhi. Per giorni e giorni una distesa di missive senza pietà: “Non riesco ad addolorarmi troppo per le continue perdite di vite umane” scrive un militante sabato 9 aprile. E il giornale di Bossi gliela pubblica senza fiatare. Giovedì 7 aprile: “Sarebbe ora di chiamare questa gente con il loro vero nome: delinquenti comuni”. Oppure: “Quando sento l’insistente sproloquio sulla integrazione della invasione nord africana mi vengono disfunzioni ormonali di giramenti di zibedei”. Ci sono poi razzismi esibiti senza pudori: “Cosa vengono a cercare in Italia questi spavaldi giovani dai modi così arroganti e baldanzosi?” chiede Silvana da Milano. E trova subito la risposta: “Non il lavoro, o perlomeno non quello onesto”. Sarcasmi muscolari: “Assistere alle scene che si stanno svolgendo a Lampedusa fa montare il sangue alla testa. Ma come? Sono venuti qua di loro spontanea volontà e poi osano anche lamentarsi perché non trovano l’hotel a 5 stelle? Si lamentano perché non hanno camere confortevoli e devono sostare al sole, come se non fossero abituati al sole”. Non c’è compassione. “Siamo uno Stato di merda”, scrive Lucio. “Serve la cattiveria” gli fa eco Marco. “Mano pesante, sorveglianza armata, con l’ordine di fare fuoco”. “I nostri cuori sono troppo pavidi” denuncia Davide. “Provate a pensare cosa ci costano questi sbarchi di clandestini: quanti aumenti delle pensioni minime”.

Che dire? Molti di questi lumbard hanno (o hanno avuto) un parente emigrato in Svizzera, dove negli anni Settanta si celebravano referendum anti-stranieri. Non era facile essere un sau-tschingg, un porco-italiano. Li difese lo scrittore Max Frisch, l’autore di Homo Faber, con una frase rimasta celebre: “Volevamo braccia, sono arrivati uomini

domenica 10 aprile 2011

nimby chi?

riporto un post scritto qualche tempo fa su http://www.difesasaluteterritorio.blogspot.com/

NIMBY vuol dire Not In My Backyard ossia non nel mio giardino.
E’ un’accusa che viene rivolta spesso ai comitati e ai singoli cittadini che si oppongono alla realizzazione di qualche opera devastante o dannosa. Chi li chiama NIMBY, sostiene che la loro preoccupazione è solo per il proprio orticello a discapito degli interessi generali.
Naturalmente noi non siamo d’accordo perché gli interessi generali sono spessissimo citati da chi in realtà approfitta e contribuisce a creare situazioni di inesistente conoscenza e rassegnazione per non incontrare ostacoli e resistenze ai propri interessi particolari.
Ma, a prescindere da considerazioni generali, etiche, economiche o filosofiche, è stato interessante quello che è successo una settimana fa a Romano d’ Ezzelino.

In tale occasione, l’assessore provinciale Forte, Sindaco di Costabissara, ha dichiarato che l’Autostrada Pedemontana Veneta è necessaria alle imprese locali che devono competere e convivere con la globalizzazione, che senza di essa vivremmo come negli anni 50 e che occorre accettarla anche se , ovviamente, per qualcuno sarà un disagio.

Senza entrare nel merito delle banalità, minimizzazione dell'impatto, assenza di visione del futuro ed inesattezze espresse, mi preme ricordare che l’ Assessore si è opposto per molti anni alla realizzazione della bretella nord che dovrebbe passare per il comune di cui è Sindaco.

E’ NIMBY ? Certamente no. Certamente la bretella non andava bene, certamente si poteva fare di meglio, certamente c'erano validissimi motivi, certamente…

Però, almeno non ci faccia la predica: la prossima volta si renda conto che non ha di fronte quattro imbecilli da abbindolare con la sciocchezza del progresso in nome del quale sacrificare qualsiasi cosa (soprattutto se si sacrifica qualcosa che appartiene ad altri).

P.S.
Al termine dell’assemblea l’Assessore se n’è andato lanciando improperi e bestemmie nei confronti di una persona che lo aveva interpellato sulla legittimità della mancata esibizione della convenzione economica tra regione e concessionari autostradale...probabilmente uno dei tanti NIMBY che circolano in provincia.

sabato 9 aprile 2011

Ancora Pedemontana

Cosa si sa del progetto di autostrada pedemontana veneta in genere e in particolare nel territorio di Malo?

Molto poco.

Ci sono voci diverse e ognuno sa qualcosa di diverso dagli altri. Qualcuno crede che l’autostrada passerà in Vallugana, qualcun altro invece sa, giustamente che passerà sotto le colline un po’ più a nord, qualcuno crede di ricavarne dei vantaggi e qualcun altro, meno "ingenuo", sa che i vantaggi li avrà solo chi l’autostrada la costruirà e gestirà poi per 40 anni e pochi altri.

Ma quello che nessuno immagina è come vivremo noi Maladensi e soprattutto gli abitanti della parte sud e di Santomio dal momento in cui comincerà la cantierizzazione.

Sulla base dell’esperienza fatta da altri (passante di Mestre) possiamo dire che ci aspettano almeno 5 anni di inferno.

Immaginatevi 5 anni con mezzi pesanti che vanno avanti e indietro per portare il materiale di scavo dai cantieri ai deposti provvisori e poi a quelli definitivi. Cinque anni di rumori micidiali che non si fermano nemmeno il sabato e la domenica e neanche la notte. Cinque anni di polveri che si alzeranno da terra e raggiungeranno le nostre finestre e tavole. Cinque anni di mine e martellone (ci sono voci che dicono che useranno solo le mine, ma ad oggi non abbiamo visto alcun documento ufficiale). Cinque anni con il nostro territorio al servizio di un’opera che invece non sarà mai al servizio del territorio.

La nostra vita cambierà per sempre perché quando i cantieri saranno terminati, avremo l’autostrada in casa e il danno sarà fatto.

I cambiamenti possono essere positivi oppure no, e ogni volta vanno valutati, per poter decidere se sono quello che vogliamo oppure no. Noi, a Malo, che possibilità di scelta abbiamo avuto?. Ci hanno sempre detto che l’autostrada o si fa o si fa, lo hanno ripetuto a voce, con i giornali e con le tv fino a quando in tanti ci hanno creduto. Ma noi sappiamo bene che questo cambiamento non sarà positivo per noi, per la nostra salute, il nostro territorio, e anche per coloro che abiteranno qui dopo di noi.

Qualcuno sostiene che però ci sarà occupazione e lavoro per le ditte locali.

Se fosse vero, come mai a Romano d’Ezzelino stanno costruendo il quartier generale di SIS (il costruttore e gestore) con 400 posti letto per gli operai e due mense?. E come mai in tutti e 4 i cantieri permanenti (uno sarà anche a Malo di fronte alla ditta I.N.D.I.A. dall’altro lato della provinciale 46) sono previsti alloggi per gli operai e dormitori per gli impiegati? Forse per ospitare i lavoratori locali?

E poi chi ci propone di accettare la distruzione in nome di un presunto lavoro, dovrebbe chiedersi se non ritiene di insultarci proponendoci di barattare la nostra salute e la nostra vita con la carità elargita da chi si arricchirà sfruttando i beni comuni, e soprattutto cercando di convincerci che l’unico modo di produrre lavoro e benessere sia asfaltare, cementificare e consumare risorse.

Qualche giorno fa, in una assemblea pubblica a Romano d’Ezzelino, abbiamo sentito un sindaco dichiarare che in cambio della possibilità di costruire la sede di cui parlavamo prima, SIS si è impegnata a costruire le fognature dove ancora non ci sono. Lo stessa frase abbiamo sentito pronunciare dal Sindaco di Malo. Ci chiediamo se sia corretto far passare per compensazioni e benefits i diritti dei cittadini.

Noi pensiamo che ci sia un modo di vivere sostenibile che ci permetterebbe di non continuare a saccheggiare il territorio che ci sostiene. Pensiamo che si debba ritornare ad essere sobri, dopo l’ubriacatura consumista che sta devastando il pianeta.

Pensiamo che, a differenza di quello che si vuole far credere, la sobrietà non significhi povertà. Nessuno vuole essere povero, ognuno di noi invece ,dovrebbe tendere ad una vita piena di vera ricchezza (rapporti umani, cultura, buon cibo, tempo per se stessi e per i propri cari e amici) e non di oggetti inutili che lo rendono sempre più triste.

lanfranco tarabini