lunedì 18 aprile 2011

UN MUTO BISOGNO DI DECENZA



Berlusconi
canta
racconta barzellette
salta sul predellino
telefona
parla
straparla
compra
fa votare.

La Lega
parla
straparla
siede sulle poltrone del potere a Roma e in periferia (federalismo)
vota tutto quello che c'è da votare.

Il Popolo
plaude.

domenica 17 aprile 2011

SENZA PREZZO. ANZI COMUNISTA



Non sono a sua disposizione, egregio Presidente del Consiglio. Non sono un prezzolato che partecipa ai suoi bunga bunga di notte, o ai suoi vota vota di giorno. Non sono in vendita.
Ho una dignità che il suo denaro non può comprare. Ho una libertà di pensiero troppo grande per essere ospitata nella sua casa delle libertà e non sono pecora per il suo popolo di presunte libertà. Insegno ciò che so e ciò che vale.
Se lei non c’è, pazienza. Vorrà dire che merita di essere ignorato o non vale.
La cattedra non è una ribalta per sketch politici di parte, non è uno spazio pubblicitario alla sua mercé.
La scuola, se lo lasci dire, è cosa troppo seria per affidarla alle sue battute. Si dedichi alle barzelle oscene, alle meteorine, alle vallette, alle ministrine. E quando parla di me e della scuola, lo faccia con rispetto.
Sono un servitore dello stato, non uno che si serve dello Stato. Ricopro un incarico pubblico per merito e con onore.
Non sono stato nominato da lei né adescato da Mora o Fede. Quindi, non sono a sua disposizione.
Ho cura dei miei alunni. Non lascio che si scorga mai la mia preoccupazione per il loro futuro revocato, né che traspaia la mia vergogna per la classe politica che abbiamo e tanto meno la pena per una scuola pubblica abusata dal suo livore, dai tagli punitivi, dalle diffamazioni reiterate e immotivate.
Anche per questo, si rassegni. Sarà pure uno straordinario affabulatore, il principe di seduttori, ma non ha niente, proprio niente, che mi piaccia.
Se questo basta per essere comunista, ebbene sì, lo sono.

Prof. Gianfranco Pignatelli

Dignità

lo spettacolo doveva essere condotto da federica panicucci ed alfonso signorini

Cancellato lo show con i docenti precari

Non andrà più in onda su Canale 5 il reality che doveva vedere professori a termine insegnare ad allievi vip

  • Non andrà più in onda su Canale 5 il reality che doveva vedere professori a termine insegnare ad allievi vip

)
MILANO - Niente più show per giovani docenti bisognosi di denaro. E' stato cancellato «Non è mai troppo tardi», lo show di Canale Cinque che era inizialmente previsto per maggio.

CANCELLATO - Lo spettacolo, i cui i conduttori erano già stati individuati in Federica Panicucci e Alfonso Signorini, si riproponeva di far tornare alcuni vip sui banchi di scuola, con i giovani docenti precari che avrebbero dovuto colmare le loro storiche lacune preparandoli a partecipare ad un quiz finale. L'indiscrezione arriva dal blog di Davide Maggio, e sembra essere stata confermata anche dalla direzione del settimanale «Sorrisi e Canzoni». I motivi della soppressione non sono ancora chiari, ma senza dubbio dovrebbe avere influito la polemica scatenata dalla presenza nel programma di professori precari, a cui era stato promesso un premio di dieci anni di stipendio.


giovedì 14 aprile 2011

Minculpop


Se la cultura a scuola
diventa una minaccia

La proposta di una commissione per decidere sui testi segue l'accusa di plagio dei giovani. L'ultimo caso è quello sui libri di testo: "troppo partigiani". Ma gli attacchi all'insegnamento tolgono autonomia e centralità al sistema educativo

di STEFANO BARTEZZAGHI
VITTIMA designata della campagna di primavera contro la scuola italiana non è tanto la Verità, Nè la Storia. Né l'una nell'altra, per fortuna, sono nella disponibilità del Parlamento. Non è neppure la scuola pubblica, che avrebbe ancora la possibilità di cavarsela (se solo ci si adoperasse
per risolvere i problemi che ha). La vittima principale è una professione, che corrisponde alla necessità sociale che soddisfa: l'insegnamento.

Cosa dovrebbe fare oggi un insegnante, per esempio di Storia? Trasmettere cronologia e meri titoli di eventi storici? Rispettare bilanciamenti stabiliti dal Parlamento, come in Urss o sotto il Fascio? In un talk-show della sfortunata trasmissione risorgimentale di Pippo Baudo e Bruno Vespa si sono visti professori essere presentati ed esibirsi in ruoli da garibaldino, mazziniano, cavouriano, in una parodia si pensa involontaria della par condicio elettorale. Ma quella era appunto tv, e non della migliore.

Non stiamo parlando di un carrozzone parastatale, di un ente inutile. Stiamo parlando della scuola, la principale agenzia culturale della Nazione. Il suo compito è fondamentale: fornire a ogni cittadino l'attrezzatura per intendere, comprendere ed elaborare personalmente tutto quanto gli verrà detto, o già gli è stato detto altrove (in famiglia, o anche nei libri di testo). La scuola non insegna giudizi: insegna a giudicare.

Senza l'autonomia da qualsiasi ordine superiore, l'insegnamento diventa quello che la destra mostra di credere sia già: una forma laica (troppo laica) di catechismo. La cultura, però, non è una dottrina: la minaccia che porta è casomai nella sua efficacia di antidoto antidottrinario. Tutti gli intellettuali, comunque votino, lo sanno: infatti gli intellettuali di destra si tengono lontani da questa questione, in cui sono sempre e soltanto i politici ad accanirsi.

Da quando, era il 2000, il presidente della Regione Lazio Francesco Storace inaugurò la polemica sui libri scolastici "troppo marxisti", l'idea (molto sovietica essa stessa) di una "Commissione" che valuti l'idoneità dei testi è ritornata, per esempio in dichiarazioni di Maurizio Gasparri. Quel che rende più serio e preoccupante il suo attuale rilancio è che avviene a poco più di un mese dalla polemica contro "la scuola di Stato, dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare princìpi che sono il contrario di quelli dei genitori" (Berlusconi, 28/2/2011; corsivo nostro). Data la pregnanza strategica e comunicativa di certi palleggi, non pare trascurabile la circostanza per cui il tema è stato ora sollevato da due collaudate componenti dell'inner circle berlusconiano. Prima da Gabriella Carlucci, che è membro della Commissione Cultura e Istruzione della Camera ("Testi politicamente orientati, finalizzati a plagiare le nuove generazioni"), poi da Mariastella Gelmini, la ministra competente, che lo ha ripreso il giorno stesso ("Il problema esiste"). Lo schema deputato-ministro ha già preannunciato diverse altre campagne, specialmente nel campo della Giustizia.

Si configura, insomma, un salto di qualità. Il problema non è il prevalere di un argomento storico sull'altro, con dosaggi (per esempio tra foibe e Lager) ritoccati a ogni cambiamento di maggioranza, almeno sino a quando, in questo Paese, le maggioranze cambieranno. Il problema è l'idea stessa del dosaggio: di poterne imporre uno, o anche solo di discuterlo.

Provenendo poi non da estremità propagandistiche e pirotecniche ma dall'interno delle tecnostrutture politiche impegnate nella legislazione e nell'amministrazione si può immaginare quanto maggiore effetto facciano simili affermazioni sugli interessati. Nuove prospettive si aprono a quegli studenti e a quei genitori che usano accogliere le meritate insufficienze con lo spirito di miglioramento recentemente dimostrato in altro campo da Zlatan Ibrahimovic. Non l'ha detto anche il Governo e il Parlamento, che non è giusto studiare su testi che elogiano la Resistenza o la presidenza di Oscar Luigi Scalfaro? Non è stato lo stesso Presidente del Consiglio a suggerire alla famiglia di correggere la scuola, ai genitori di controllare che i "princìpi" inculcati dai professori non siano diversi dai propri?

Per rottamare la scuola come agenzia culturale basta mortificarne l'autonomia, magari dichiarando l'intento di restaurarla. Se guardiamo all'insegnamento come a una tecnica per imprimere un calco solido in una materia duttile, e così formarla (questo il significato originario del termine "inculcare"), distruggiamo il significato vero, e prezioso, della relazione di insegnamento. Sarebbe come pensare di ridurre l'eros allo stupro, la comunicazione alla propaganda, il governo al comando.

(14 aprile 2011)


mercoledì 13 aprile 2011

Arzignano, Lega e dintorni....

video da vedere assolutamente, anche perchè dal minuto 3:30 al minuto 3:52, c'è qualcuno che conosciamo e del quale condividiamo i convincimenti!

martedì 12 aprile 2011

EMERGENCY

È in edicola E
Il nuovo mensile di EMERGENCY


La copertina del primo numero di "E"

Anteprima e abbonamenti

È in edicola E, il nuovo mensile di Emergency. Diretto da Gianni Mura e Maso Notarianni, parla del mondo e dell'Italia che vogliamo. Una rivista bella, utile e intelligente, che racconta storie vere e approfondisce l'attualità ispirandosi ai valori di Emergency: uguaglianza, solidarietà, giustizia sociale, libertà. Le cose in cui preferiamo credere.


lunedì 11 aprile 2011

Lettere choc alla Padania


“Ma vadano a fare in culo immigrati, profughi, clandestini e tutto il governo!” Il canale di Sicilia ha appena inghiottito altri 250 cristi, morti senza facce né nomi, e a sfogliare le pagine delle lettere della Padania non si crede ai propri occhi. Per giorni e giorni una distesa di missive senza pietà: “Non riesco ad addolorarmi troppo per le continue perdite di vite umane” scrive un militante sabato 9 aprile. E il giornale di Bossi gliela pubblica senza fiatare. Giovedì 7 aprile: “Sarebbe ora di chiamare questa gente con il loro vero nome: delinquenti comuni”. Oppure: “Quando sento l’insistente sproloquio sulla integrazione della invasione nord africana mi vengono disfunzioni ormonali di giramenti di zibedei”. Ci sono poi razzismi esibiti senza pudori: “Cosa vengono a cercare in Italia questi spavaldi giovani dai modi così arroganti e baldanzosi?” chiede Silvana da Milano. E trova subito la risposta: “Non il lavoro, o perlomeno non quello onesto”. Sarcasmi muscolari: “Assistere alle scene che si stanno svolgendo a Lampedusa fa montare il sangue alla testa. Ma come? Sono venuti qua di loro spontanea volontà e poi osano anche lamentarsi perché non trovano l’hotel a 5 stelle? Si lamentano perché non hanno camere confortevoli e devono sostare al sole, come se non fossero abituati al sole”. Non c’è compassione. “Siamo uno Stato di merda”, scrive Lucio. “Serve la cattiveria” gli fa eco Marco. “Mano pesante, sorveglianza armata, con l’ordine di fare fuoco”. “I nostri cuori sono troppo pavidi” denuncia Davide. “Provate a pensare cosa ci costano questi sbarchi di clandestini: quanti aumenti delle pensioni minime”.

Che dire? Molti di questi lumbard hanno (o hanno avuto) un parente emigrato in Svizzera, dove negli anni Settanta si celebravano referendum anti-stranieri. Non era facile essere un sau-tschingg, un porco-italiano. Li difese lo scrittore Max Frisch, l’autore di Homo Faber, con una frase rimasta celebre: “Volevamo braccia, sono arrivati uomini