lunedì 25 aprile 2011

'scolta, 'more

Il veneto inglese

Sennò ci accusano di essere distratti: il Veneto ha stanziato 230mila euro a sostegno del dialetto. Tra le spese è prevista la realizzazione di un programma per la traduzione dal veneto all’inglese e viceversa che pare davvero degno di Kubrick. Infatti, non si sa mai, un giorno servisse a qualcuno ecco che c'è. Come si traduce «mona» (stupidino) nella lingua di Shakespeare? Milioni di veneti tirano un sospiro di sollievo: da secoli non sapevano come far capire alla gente di Manchester il loro esprit de finesse. C'è dell'altro, mentre la sanità della regione annaspa e gli alluvionati attendono: parte di quel finanziamento servirà a tradurre in un veneto più attuale La moscheta dell’immenso Ruzzante. Utile: come si fa ad andare avanti con quell’aspro dialetto patavino così puro e così indigesto per i veneti di oggi? Resta un’operazione discutibile sotto il profilo culturale ma sai a loro cosa gliene frega? ‘Scolta, ‘more: chi xè mona resta mona.

fonte : QUI 

sabato 23 aprile 2011

ELEGIA PASQUALE


Pasqua ventosa che sali ai crocifissi
con tutto il tuo pallore disperato,
dov’è il crudo preludio del sole?
E la rosa la vaga profezia?
Dagli orti di marmo
ecco l’agnello flagellato
a brucare scarsa primavera
e illumina i mali dei morti
pasqua ventosa che i mali fa più acuti

E se è vero che oppresso mi composero
a questo tempo vuoto
per l’esaltazione del domani,
ho tanto desiderato
questa ghirlanda di vento e di sale
queste pendici che lenirono
il mio corpo ferita di cristallo;
ho consumato purissimo pane

Discrete febbri screpolano la luce
di tutte le pendici della pasqua,
svenano il vino gelido dell’odio;
è mia questa inquieta
Gerusalemme di residue nevi,
il belletto s’accumula nelle
stanze nelle gabbie spalancate
dove grandi uccelli covarono
colori d’uova e di rosei regali,
e il cielo e il mondo è l’indegno sacrario
dei propri lievi silenzi.

Crocifissa ai raggi ultimi è l’ombra
le bocche non sono che sangue
i cuori non sono che neve
le mani sono immagini
inferme della sera
che miti vittime cela nel seno.

[© Andrea Zanzotto]

giovedì 21 aprile 2011

17 aprile 2011, Malo ANPI

I tedeschi erano da me
Mi hanno detto "Consegnati"
Ma non ho potuto farlo
E ho ripreso il mio fucile.
Nessuno mi ha domandato
Da dove vengo e dove vado
Voi che sapete
Cancellate le tracce del mio passaggio
Ho cambiato nome cento volte
Ho perduto moglie e figli
Ma ho tanti amici
Ed ho la Francia intera.
Un vecchio in un granaio
ci ha nascosti per la notte
I tedeschi l'hanno preso
è morto senza sorprendersi
Ieri ancora eravamo tre
Non resto che io
E giro in tondo
Nella prigione delle frontiere
Il vento soffia sulle tombe
La libertà tornerà
Saremo dimenticati
Rientreremo nell'ombra
.
Les Allemands étaient chez moi
On m'a dit résigne toi
Mais je n'ai pas pu
Et j'ai repris mon arme.
Personne ne m'a demandé
D'où je viens et où je vais
Vous qui le savez
Effacez mon passage.
J'ai changé cent fois de nom
J'ai perdu femme et enfants
Mais j'ai tant d'amis
Et j'ai la France entière.
Un vieil homme dans un grenier
Pour la nuit nous a cachés
Les Allemands l'ont pris
Il est mort sans surprise.
Hier encore nous étions trois
Il ne reste plus que moi
Et je tourne en rond
Dans la prison des frontières.
Le vent souffle sur les tombes
La liberté reviendra
On nous oubliera
Nous rentrerons dans l'ombre.
There were three of us this morning
And I'm the only one this ev'ning
Still I must go on
Frontiers are my prison
Oh the winds, the winds are blowing
Thru the graves the winds are blowing
Freedom soon will come!
Then we'll come from the shadow.
versi tratti da: "il lamento del partigiano" [1943]
Testo: Emmanuel d'Astier de La Vigerie, alias Bernard dans la Résistance. Musica: Anna Marly
canzone cantata sia da Leonard Cohen che da Joan Baez

lunedì 18 aprile 2011

UN MUTO BISOGNO DI DECENZA



Berlusconi
canta
racconta barzellette
salta sul predellino
telefona
parla
straparla
compra
fa votare.

La Lega
parla
straparla
siede sulle poltrone del potere a Roma e in periferia (federalismo)
vota tutto quello che c'è da votare.

Il Popolo
plaude.

domenica 17 aprile 2011

SENZA PREZZO. ANZI COMUNISTA



Non sono a sua disposizione, egregio Presidente del Consiglio. Non sono un prezzolato che partecipa ai suoi bunga bunga di notte, o ai suoi vota vota di giorno. Non sono in vendita.
Ho una dignità che il suo denaro non può comprare. Ho una libertà di pensiero troppo grande per essere ospitata nella sua casa delle libertà e non sono pecora per il suo popolo di presunte libertà. Insegno ciò che so e ciò che vale.
Se lei non c’è, pazienza. Vorrà dire che merita di essere ignorato o non vale.
La cattedra non è una ribalta per sketch politici di parte, non è uno spazio pubblicitario alla sua mercé.
La scuola, se lo lasci dire, è cosa troppo seria per affidarla alle sue battute. Si dedichi alle barzelle oscene, alle meteorine, alle vallette, alle ministrine. E quando parla di me e della scuola, lo faccia con rispetto.
Sono un servitore dello stato, non uno che si serve dello Stato. Ricopro un incarico pubblico per merito e con onore.
Non sono stato nominato da lei né adescato da Mora o Fede. Quindi, non sono a sua disposizione.
Ho cura dei miei alunni. Non lascio che si scorga mai la mia preoccupazione per il loro futuro revocato, né che traspaia la mia vergogna per la classe politica che abbiamo e tanto meno la pena per una scuola pubblica abusata dal suo livore, dai tagli punitivi, dalle diffamazioni reiterate e immotivate.
Anche per questo, si rassegni. Sarà pure uno straordinario affabulatore, il principe di seduttori, ma non ha niente, proprio niente, che mi piaccia.
Se questo basta per essere comunista, ebbene sì, lo sono.

Prof. Gianfranco Pignatelli

Dignità

lo spettacolo doveva essere condotto da federica panicucci ed alfonso signorini

Cancellato lo show con i docenti precari

Non andrà più in onda su Canale 5 il reality che doveva vedere professori a termine insegnare ad allievi vip

  • Non andrà più in onda su Canale 5 il reality che doveva vedere professori a termine insegnare ad allievi vip

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MILANO - Niente più show per giovani docenti bisognosi di denaro. E' stato cancellato «Non è mai troppo tardi», lo show di Canale Cinque che era inizialmente previsto per maggio.

CANCELLATO - Lo spettacolo, i cui i conduttori erano già stati individuati in Federica Panicucci e Alfonso Signorini, si riproponeva di far tornare alcuni vip sui banchi di scuola, con i giovani docenti precari che avrebbero dovuto colmare le loro storiche lacune preparandoli a partecipare ad un quiz finale. L'indiscrezione arriva dal blog di Davide Maggio, e sembra essere stata confermata anche dalla direzione del settimanale «Sorrisi e Canzoni». I motivi della soppressione non sono ancora chiari, ma senza dubbio dovrebbe avere influito la polemica scatenata dalla presenza nel programma di professori precari, a cui era stato promesso un premio di dieci anni di stipendio.


giovedì 14 aprile 2011

Minculpop


Se la cultura a scuola
diventa una minaccia

La proposta di una commissione per decidere sui testi segue l'accusa di plagio dei giovani. L'ultimo caso è quello sui libri di testo: "troppo partigiani". Ma gli attacchi all'insegnamento tolgono autonomia e centralità al sistema educativo

di STEFANO BARTEZZAGHI
VITTIMA designata della campagna di primavera contro la scuola italiana non è tanto la Verità, Nè la Storia. Né l'una nell'altra, per fortuna, sono nella disponibilità del Parlamento. Non è neppure la scuola pubblica, che avrebbe ancora la possibilità di cavarsela (se solo ci si adoperasse
per risolvere i problemi che ha). La vittima principale è una professione, che corrisponde alla necessità sociale che soddisfa: l'insegnamento.

Cosa dovrebbe fare oggi un insegnante, per esempio di Storia? Trasmettere cronologia e meri titoli di eventi storici? Rispettare bilanciamenti stabiliti dal Parlamento, come in Urss o sotto il Fascio? In un talk-show della sfortunata trasmissione risorgimentale di Pippo Baudo e Bruno Vespa si sono visti professori essere presentati ed esibirsi in ruoli da garibaldino, mazziniano, cavouriano, in una parodia si pensa involontaria della par condicio elettorale. Ma quella era appunto tv, e non della migliore.

Non stiamo parlando di un carrozzone parastatale, di un ente inutile. Stiamo parlando della scuola, la principale agenzia culturale della Nazione. Il suo compito è fondamentale: fornire a ogni cittadino l'attrezzatura per intendere, comprendere ed elaborare personalmente tutto quanto gli verrà detto, o già gli è stato detto altrove (in famiglia, o anche nei libri di testo). La scuola non insegna giudizi: insegna a giudicare.

Senza l'autonomia da qualsiasi ordine superiore, l'insegnamento diventa quello che la destra mostra di credere sia già: una forma laica (troppo laica) di catechismo. La cultura, però, non è una dottrina: la minaccia che porta è casomai nella sua efficacia di antidoto antidottrinario. Tutti gli intellettuali, comunque votino, lo sanno: infatti gli intellettuali di destra si tengono lontani da questa questione, in cui sono sempre e soltanto i politici ad accanirsi.

Da quando, era il 2000, il presidente della Regione Lazio Francesco Storace inaugurò la polemica sui libri scolastici "troppo marxisti", l'idea (molto sovietica essa stessa) di una "Commissione" che valuti l'idoneità dei testi è ritornata, per esempio in dichiarazioni di Maurizio Gasparri. Quel che rende più serio e preoccupante il suo attuale rilancio è che avviene a poco più di un mese dalla polemica contro "la scuola di Stato, dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare princìpi che sono il contrario di quelli dei genitori" (Berlusconi, 28/2/2011; corsivo nostro). Data la pregnanza strategica e comunicativa di certi palleggi, non pare trascurabile la circostanza per cui il tema è stato ora sollevato da due collaudate componenti dell'inner circle berlusconiano. Prima da Gabriella Carlucci, che è membro della Commissione Cultura e Istruzione della Camera ("Testi politicamente orientati, finalizzati a plagiare le nuove generazioni"), poi da Mariastella Gelmini, la ministra competente, che lo ha ripreso il giorno stesso ("Il problema esiste"). Lo schema deputato-ministro ha già preannunciato diverse altre campagne, specialmente nel campo della Giustizia.

Si configura, insomma, un salto di qualità. Il problema non è il prevalere di un argomento storico sull'altro, con dosaggi (per esempio tra foibe e Lager) ritoccati a ogni cambiamento di maggioranza, almeno sino a quando, in questo Paese, le maggioranze cambieranno. Il problema è l'idea stessa del dosaggio: di poterne imporre uno, o anche solo di discuterlo.

Provenendo poi non da estremità propagandistiche e pirotecniche ma dall'interno delle tecnostrutture politiche impegnate nella legislazione e nell'amministrazione si può immaginare quanto maggiore effetto facciano simili affermazioni sugli interessati. Nuove prospettive si aprono a quegli studenti e a quei genitori che usano accogliere le meritate insufficienze con lo spirito di miglioramento recentemente dimostrato in altro campo da Zlatan Ibrahimovic. Non l'ha detto anche il Governo e il Parlamento, che non è giusto studiare su testi che elogiano la Resistenza o la presidenza di Oscar Luigi Scalfaro? Non è stato lo stesso Presidente del Consiglio a suggerire alla famiglia di correggere la scuola, ai genitori di controllare che i "princìpi" inculcati dai professori non siano diversi dai propri?

Per rottamare la scuola come agenzia culturale basta mortificarne l'autonomia, magari dichiarando l'intento di restaurarla. Se guardiamo all'insegnamento come a una tecnica per imprimere un calco solido in una materia duttile, e così formarla (questo il significato originario del termine "inculcare"), distruggiamo il significato vero, e prezioso, della relazione di insegnamento. Sarebbe come pensare di ridurre l'eros allo stupro, la comunicazione alla propaganda, il governo al comando.

(14 aprile 2011)