domenica 23 gennaio 2011

nessuna pietà per nessuno

Chi di noi ha avuto 18 anni e se li ricorda,sa quanto a quell'età ci si senta grandi e quanto invece si sia ancora molto a cavallo della linea che divide l'età giovanile da quella infantile. Al netto di  stereotipi, situazioni particolari e atteggiamenti  (i ragazzi a  si atteggiano), sicuramente una persona di diciotto anni non è ancora completamente adulta e spesso prova a scivolare in situazioni infantili rassicuranti. A volte questo accade nei rapporti con i genitori e i familiari, dove ragazzi apparentemente solidi e maturi, ritornano prigionieri di meccanismi infantili mai superati (questo capita anche a persone di età maggiore della fascia attorno ai diciotto anni).

Tuttavia, la legge stabilisce un termine allo scadere del quale una persona è considerata adulta.
La legge stabilisce un confine, e lo fa perchè è cieca e non è, per sua natura di "legge uguale per tutti",in grado di discriminare tra situazione e situazione, se non in modo approssimativo.

Noi adulti però lo siamo.
Noi esseri umani adulti, possiamo discriminare se e quando è il caso di intervenire in situazioni in cui un ragazzo o una ragazza sono in difficoltà.
Ad esempio se io sapessi che un ragazzo o una ragazza sono stati violentati a nove anni dagli zii, anche se questo ragazzo o ragazza oggi fosse maggiorenne, provvederei a contattare qualcuno con le competenze per aiutarlo/a. Allo stesso tempo proverei a parlare con quel ragazzo/a per capire se un aiuto potrebbe essere accettato o giudicato inopportuno. Potrei commettere degli errori, ma sicuramente non resterei indifferente. Non gli darei una busta con 7, 70, 700 o 7000 euro. Non lo porterei in tv a esibire un dolore così grande per salvare il c... del mio padrone.
Se lo facessi non sarei un uomo.

1 commento:

  1. sottoscrivo...e lo schifo e lo sdegno che ho è per chi si ostina a difendere questa posizione..e chi sostiene chi deifende questa posizione...Piero

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